Sorge su una collina compresa tra due corsi d’acqua, alle pendici del Monte Cimino. Il paesaggio è caratterizzato in prevalenza da alberi di castagno e faggio, a quote più basse da boschi di querce. Il monte Cimino, che ben si presta ad escursioni e passeggiate, è la meta ideale per gli amanti della natura e del relax. Il susseguirsi delle stagioni riserva un’armonia di colori e profumi semre nuova: alle vivaci fioriture primaverili ed estive seguono le calde tinte autunnali, sostituite dal candore del paesaggio innevato in inverno.
CENNI STORICI
Sono stati rinvenuti reperti risalenti al Paleolitico, Neolitico, Età del Rame, del Bronzo e del Ferro, tuttavia la prima testimonianza scritta relativa al Comune di Soriano è costituita dall’opera Ab Urbe condita di Tito Livio, in cui l’autore descrive l’invasione romana a scapito degli Etruschi. Tra III e IV secolo, le popolazioni locali furono evangelizzate da S. Eutizio di Ferento, sepolto nella frazione omonima dopo il martirio. Tra VIII e XIII secolo il territorio appartenne prima ai Benedettini dell’Abbazia di S. Andrea in Flumine, poi ad istituti religiosi romani. Verso la metà del XIII secolo, cominciò ad assumere particolare rilievo, tra gli altri insediamenti, il borgo di Soriano, costruito su una collina attorno alla fortezza dei Guastapane Pandolfo. Successore della famiglia Guastapane fu Orso Orsini, nipote del pontefice Nicola III, che nel 1277 fece costruire il castello. Nel XIV secolo il feudo passò alla Santa Sede, poi alle famiglie Colonna e Vitelleschi e di nuovo al Papato. Soriano godé un periodo particolarmente favorevole con Niccolò V (1447-1455). Durante il pontificato di Innocenzo VIII (1484-1492), il castello fu affidato allo spagnolo Didaco de Carvajal, ucciso nel 1489 dal conte Pietro Paolo Nardini, signore di Vignanello. Si susseguirono diverse signorie: Orsini, Borgia, Della Rovere e Caraffa. Nel 1560 il castello fu acquistato dai Madruccio, imparentati con gli Altemps. Nel 1715, Soriano passò agli Albani, quindi ai Chigi, che rinunciarono ai diritti feudali, in favore dello Stato Pontificio, sotto la cui giurisdizione la cittadina rimase fino al 1870.
DA VISITARE
Presso la faggeta vetusta sulla sommità del Cimino (Patrimonio Unesco) è possibile ammirare il sasso menicante (o “naticarello”), considerato da Plinio il Vecchio un «miracolo della natura», è un grande macigno ovoidale che si regge in bilico, da secoli, su una stretta base di appoggio.
La Selva di Malano è la principale area archeologica territoriale, che si caratterizza per tombe a fossa e a camera. All’interno della selva si conservano i resti della città etrusco-romana di Corviano.
La frazione di Chia si erge in posizione panoramica sulla Valle del Tevere, antico borgo medievale caro a Pier Paolo Pasolini, che lo eresse a sua seconda dimora, restaurandone il castello con la torre. La frazione di S. Eutizio, a pochi chilometri dal paese è circondata da resti archeologici di diverse epoche e accoglie il santuario dedicato al martire; particolare interesse è rivestito dalle catacombe del III secolo e dalla cripta del Santo. A destra della stradina che unisce Bassano in Teverina alla frazione di S. Eutizio si innalza, su un basamento romano, la torre medievale di Santa Maria di Luco. Altri resti archeologici, come tombe a fossa, a grotta o cunicoli, sono presenti in contrada Fornacchia. I percorsi archeologici possono risultare a tratti impervi.
Provenendo dai Cimini si accede al paese da Porta Romana, fatta realizzare nel XVIII secolo, su disegno di Michelangelo Buonarroti, dal principe Carlo Albani, allo scopo di fissare il limite dell’abitato.
Eretto nel 1277, per volere del pontefice Niccolò III, su una precedente struttura, è costituito dal palazzo e da una torre rettan- golare, uniti tra loro da alcuni fabbricati minori. L’intero complesso, sormontato da merli guelfi, poggianti su archetti pensili, sostenuti da beccatelli, è circondato da un cammino di ronda, delimitato da un bastione, nel quale è inserita, tra due torri, la porta d’accesso originaria. La rocca, in epoca rinascimentale, ha subito aggiunte e modifiche. Notevoli gli ampi saloni del pia- no nobile del cassero ed un locale, al pian terreno, sormontato da volte a crociera, con costoloni poggianti su un pilastro ottagonale. Nel locale utilizzato come cappella è stato posto un altare cinquecentesco, in peperino, ornato a bassorilievo, proveniente dalla Chiesa della SS. Trinità del Monte Cimino. Sotto il governo dello Stato Pontificio, in seguito alle dipendenze dello Stato Italiano, il castello è stato adibito a carcere.
Nella piazza centrale si erge il Duomo dedicato a S. Nicola di Bari, realizzato alla fine del Settecento su progetto di Giulio Camporese. La facciata è caratterizzata da due oridini: dorico e ionico. L’interno, a croce greca e tre navate, custodisce: rosoni in stucco, il coro ligneo, la statua gotica di Sant’Antonio abate, un fonte battesimale rinascimentale e un trittico quattrocentesco con il Salvatore e Santi. La Chiesa di S. Eutizio, di fronte alla Fontana Vecchia (XV secolo), risale al Medioevo, ma subì diverse modifiche nel Settecento per volere degli Albani. La facciata, a muratura e ad unico ordine, ha la parte architettonica in peperino. In essa primeggia lo stemma di casa Albani. All’’interno vanno segnalati: l’altare maggiore, un busto in argento di S.Eutizio, una settecentesca immagine della Madon- na, attribuita a Sebastiano Conca, un oliario marmoreo del XV secolo di Andrea Bregno ed un crocefisso ligneo barocco.
La Chiesa di S. Giorgio si trova fuori dall’abitato. Risalente all’XI secolo, presenta eleganti motivi ornamentali nel portale, nel timpano e nell’abside. Sul fianco dell’edificio
PALAZZO E FONTANA DI PAPACQUA
Il Palazzo Chigi-Albani e l’adiacente Fonte Papacqua costituiscono un complesso architettonico di particolare interesse; caduto in abbandono, si può visitare solo in alcune occasioni. L’edificio, edificato alla metà del Cinquecento, fu voluto dal Cardinale Cristoforo Madruzzo, al quale si deve la realizzazione della Fonte, che abbellisce la terrazza dove si apre il portone d’ingresso. Bassorilievi scolpiti nella roccia ornano la Fonte. L’acqua, che viene convogliata in una vasca rettangolare decorata con mascheroni, defluisce in un laghetto a valle. Il palazzo, ristrutturato agli inizi del Settecento dal cardinale Annibale Albani, passò ai Chigi, si innalza una torre campanaria quadrata. Nella Chiesa di Sant’Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo), con volta affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds raffigurante l’Apoteosi di Sant’Agostino, è custodita una tavola di scuola senese del 1343 con la Madonna in trono e il Bambino. La Chiesa della Misericordia è la più antica di Soriano, risale al Medioevo ma ha subito modifiche in epoca rinascimentale. Vi è conservato un crocifisso ligneo del ‘700. La Chiesa di S. Antonio da Padova risale alla metà del XVII secolo, presenta un’unica navata, con tre altari barocchi. Nell’immediate vicinanze di Soriano si trova la Chiesa della Madonna del Poggio del XVII secolo. La facciata è eseguita con blocchetti di peperino grigio-rossastri. L’interno, ad una navata, si distingue per l’altare maggiore scolpito in legno di noce. L’attiguo ex convento appartenne prima ai carmelitani, poi ai francescani. Nella Chiesa parrocchiale di Chia si conserva un trittico quattrocentesco raffigurante il Salvatore Benedicente tra la Madonna Annunziata e l’Angelo Annunziante.
PRODOTTI DEL TERRITORIO
L’economia locale si basa sull’agricoltura, sul terziario e su piccole attività artigianali. Nel comprensorio comunale prevalgono noccioleti e castagneti. La coltivazione della nocciola si localizza principalmente nel versante orientale e meridionale del monte Cimino. Le castagne, della qualità del marrone fiorentino, vengono coltivate tra i 500 e 700 m. s. l.m. Altra peculiarità di Soriano, il peperino, originato dalla cementazione di materiali vulcanici. Tra i piatti tipici tradizionali: gli “gnocchi col ferro”, ottenuti da un impasto di acqua, farina e sale e conditi con porcini; gli “spaghetti con ricotta”, zucchero e cannella; le “sutrine”, frittelle condite con pecorino o marmellata.
EVENTI E MANIFESTAZIONI
SAGRA DELLA CASTAGNA
Si svolge il primo e secondo week-end di ottobre. La festa ha origini antichissime che risalgono ai festeggiamenti istituiti dal Consiglio della Comunità alla fine del XV secolo, a ricordo del tentativo di conquista del Castello di Soriano, avvenuto nel 1489 da parte del signore di Vignanello. La cittadina, divisa nei rioni Papacqua, Rocca, San Giorgio e Trinità, si cala in un’atmosfera medioevale, addobbando le vie con stemmi ed effigi. Si tengono: il Palio delle contrade, spettacoli di sbandieratori, esibizione di spadaccini e sfilate in costume storico. Presso le taverne rionali è possibile degustare prodotti tipici e vengono distribuite caldarroste.
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