La via Francigena o Romea, antico itinerario religioso, attraversa la Tuscia dai confini toscani fino alla provincia di Roma. Un tratto significativo è quello che interessa i Comuni dell’area cimina: Vetralla, Capranica, Sutri, Caprarola,
Ronciglione, costituiscono tappe fondamentali del percorso laziale. E' proprio nel comprensorio dei Monti Cimini, tra San Martino al Cimino e Vetralla, che la variante cimina della via Francigena si incrocia con il sentiero 103.
La storia della Francigena risale all’Alto Medioevo, quando intorno al VI sec. i Longobardi si stanziarono in Italia; la necessità di spostarsi dal nord al sud della Penisola contribuì al potenziamento delle antiche vie di comunicazione realizzate dai Romani, quali Via Emilia e Via Cassia. Preziosa testimonianza, per ricostruire il percorso della Romea, è la redazione di un diario da parte del vescovo Sigerico (X secolo), il quale, a seguito di un pellegrinaggio da lui compiuto da Canterbury a Roma, descrisse le tappe principali del viaggio. La Francigena tuttavia non era un’unica strada ma un ampio sistema viario, costituito da diversi sentieri e ramificazioni. Il tratto dal nord Europa a Roma si sviluppa su un itinerario di 1.600 km, che parte da Canterbury e arriva a Dover, attraversa la Manica e da Calais, passando per Reims, Besançon e Losanna arriva alle Alpi, varcando il Gran S. Bernardo. Dalla Val d’Aosta raggiunge Ivrea, Vercelli, Pa- via e percorre le province di Piacenza e Parma. Da Pontremoli prosegue per Lucca, Altopascio, S. Gimignano, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi, Siena, Viterbo e Roma. Nel Medio Evo, le tre principali mete del pellegrinaggio erano Roma, capitale della Cristianità (per recare visita alla tomba di S. Pietro), Santiago di Compostela e la Terra Santa. L’Italia dunque era percorsa di continuo da pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa, i quali spesso, raggiunta la capitale, proseguivano il viaggio fino a Brindisi, dove si imbarcavano per raggiungere Gerusalemme ed il Santo Sepolcro. La Francigena era sicuramente più frequentata in occasione degli anni giubilari. Cronache viterbesi narrano di flussi continui di viandanti, lungo le strade della Tuscia.
Il tema del pellegrinaggio va esaminato alla luce della religiosità medievale: all’epoca la vita era concepita come un cammino, un percorso in cui doversi purificare (affrancarsi), per prepararsi all’incontro con Dio dopo la morte; proprio con la finalità della purificazione era intrapreso il viaggio verso i luoghi santi dai pellegrini della Francigena.
In tale contesto, la provincia di Viterbo, in posizione strategica sulla Via Cassia, a pochissimi chilometri da Roma, acquisì un ruolo fondamentale nella storia della spiritualità. Sul territorio cominciarono a sorgere, un po’ ovunque, monasteri, chiese ed ostelli volti ad offrire ospitalità ed assistenza ai pellegrini.
La Francigena, lungo il tratto cimino, seguiva due itinerari: uno ad est, l’altro ad ovest del lago di Vico. Il territorio della Riserva Naturale è attraversato dalla “variante Cimina” della romea, che da Viterbo saliva verso la caldera del lago, scendeva in direzione del Monte Venere e proseguiva per Ronciglione. La “variante di montagna” costituiva un’alternativa al tragitto compiuto da Sigerico lungo la “via di valle”, che collegava Viterbo a Vetralla fino alla chiesetta di Santa Maria in Foro cassi, attraversava Capranica e proseguiva per Sutri.
Fonte Guida Apt Viterbo
