Civitella Cesi è l'unica frazione del comune di Blera in provincia di Viterbo, nel Lazio.
È raggiungibile tramite una sola stretta e tortuosa strada asfaltata che si diparte dalla SP42 di Barbarano Romano o, in alternativa, da una lunga sterrata che si stacca dalla SP3a nei pressi dell'antico castello di Rota - Comune di Tolfa in provincia di Roma. Il territorio di Civitella Cesi è attraversato dal fiume Mignone.
Nella frazione viene tenuta nella settimana di Ferragosto la "Sagra delle fettuccine al tartufo", che richiama centinaia di buongustai disposti a fare una fila di oltre un'ora, in un caratteristico stretto viottolo scavato nel tufo, per gustare il tartufo e le carni alla brace prodotte nel territorio circostante dell'Università Agraria di Civitella Cesi.
Fino al 1961 era attiva la stazione di Civitella Cesi situata lungo la ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte. La ferrovia fu interrotta per via di una frana. Attualmente, dopo gli imponenti lavori riguardanti sedime ferroviario, ponti e gallerie avvenuti fino ai primi anni '90, si parla di una possibile riapertura, che però per ora rimane sulla carta. La stazione ferroviaria attiva più vicina è Vetralla (7 km) sulla linea FL3Roma-Capranica-Viterbo.
Storia
Risultano testimonianze storiche del borgo di Civitella sin dal 1256. Nei pressi dell'antico borgo si trovano i resti dell'insediamento etrusco di San Giovenale.
In assenza di testimonianze storiche certe si presume che l'abitato (affiancato da un altro borgo situato a circa due chilometri di distanza sul Monte Monastero) si sia progressivamente spopolato (così come il castello appena citato di Monte Monastero) nel corso dei secoli pur mantenendo la struttura del borgo. Nei secoli fu feudo di diverse famiglie nobili romane fino a quando nei primi anni del XIX secolo Giovanni Torlonia fu creato da Papa Pio VII Principe di Civitella Cesi (per ricompensarlo, assieme ad altri titoli nobiliari, dei prestiti effettuati a numerose famiglie patrizie romane nonché allo stesso Pontefice) così che si pose il problema di sfruttare maggiormente il feudo. Si trasferirono a Civitella alcune famiglie dalle Marche e dall'Umbria nonché dalla vicina Blera. Furono cedute loro alcune abitazioni del borgo, un piccolissimo appezzamento di terreno e lavoro da braccianti con l'incarico di dissodare progressivamente i terreni del feudo.
L'arrivo di famiglie dalle Marche e dall'Umbria sembra spiegare il dialetto parlato nel paese, molto diverso da quello parlato a Blera così come alcuni piatti e dolci di derivazione umbro marchigiana sia pure con gli aggiustamenti dettati dalla disponibilità di ingredienti. Uno su tutti la "Rocciata", una volta preparata solo per il Natale e poche altre occasioni importanti. Nel secondo dopoguerra con la riforma agraria e l'esproprio di una parte dei terreni dei Torlonia, con l'assegnazione di questi ultimi agli abitanti, il paese conobbe un certo sviluppo. I braccianti diventarono contadini e allevatori. Sul finire degli anni settanta un'ulteriore cambiamento fu determinato dal progressivo abbandono delle attività agricole (assai poco redditizie stante la povertà del territorio e la scarsità di precipitazioni), dalla emigrazione verso Roma e dalla ricerca di impieghi di altro genere, in particolare nell'edilizia. Oggi resta pochissimo dell'attività contadina, c'è una forte presenza di allevatori di origine sarda e pochi capi di bestiame da carne. Buona è la produzione di olio di oliva mentre molto limitata è la produzione di vino, quasi esclusivamente per consumo famigliare.
Le origini del Castello risalgono alla prima metà dell’XI secolo. Fonti contrastanti ne fissano la realizzazione al 1024 per opera dei Conti Bovaccini o al 1026 per opera della famiglia Monaldeschi. Verso la fine del XII secolo appartenne alla famiglia dei Guastapane mentre intorno alla metà del XIV alla famiglia degli Anguillara. La signoria degli Anguillara non rappresentò un periodo florido, né per il borgo di Civitella Cesi né per il Castello. Fu il Cardinal Federico Cesi, che acquisì successivamente il Castello, a effettuarne il primo restauro, dando anche un nuovo assetto all’intero borgo che da qui infatti prese l’attuale nome di Civitella Cesi.
Il 2 maggio del 1678 i Cesi vendettero l’intero borgo a Giovan Battista Borghese che, appena qualche settimana dopo, lo vendette al nobile genovese Niccolò Pallavicini Rospigliosi. Il Castello venne poi acquisito dalla famiglia Torlonia che nel 1817 continuò la sua ristrutturazione insieme alla riqualificazione del borgo e del pianoro.
Il Castello conserva esternamente l’assetto di fortificazione medievale, principalmente lungo i fianchi e il prospetto posteriore. La facciata principale è invece l’organica risultanza di imprese decorative e completamenti in stile, databili tra il XVI e il XX secolo. L’impianto planimetrico del Castello ricalca quello della pianta tufacea utilizzata come base naturale di fondazione; allo sviluppo lineare della facciata si collegano i percorsi irregolari delle mura perimetrali del castrum, difeso dal pendio, secondo uno sviluppo quasi pentagonale.
Il Castello si articola intorno a una corte, sviluppandosi per 3 piani fuori terra con una superficie complessiva di circa 1.200 mq.
Le murature portanti sono in blocco di tufo e gli ambienti sono in parte voltati, in parte coperti da soffitti a cassettoni e in parte coperti da soffitti a capriate. Sono ancora visibili alcuni degli antichi ambienti del castello, come cucine e saloni.
Oggi il Castello è di proprietà privata.
Fonte: Guida APT Viterbo
