I Monti Cimini, insieme di rilievi di origine vulcanica appartenenti all’Antiappennino Laziale, si estendono sul tratto meridionale della provincia di Viterbo. Quest’area, considerata una delle zone paesaggistiche più belle e incontaminate della regione, è delimitata a nord dai Colli Volsini, a sud dal territorio romano, ad ovest dalla Maremma e ad est dalla Valle del Tevere. Sul comprensorio sorgono i Comuni di Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Sutri, Vallerano, Vetralla, Vignanello, Vitorchiano.

I Cimini rappresentano quanto rimane della corona perimetrale di due sistemi vulcanici: uno più antico, il Monte Cimino (alto 1.053 m) e uno più recente, il Vulcano Vicano, con il Monte Fogliano, il Poggio Nibbio e il Monte Venere, la cui caldera ospita oggi il Lago di Vico. Lo specchio d’acqua ha una superficie di 12 kmq, un perimetro di 18 km, una profondità di 50 m ed è situato a 510 s. l. m. Il paesaggio è vario: si alternano zone paludose, prati, coltivazioni, boschi. Il panorama muta a seconda delle stagioni, assumendo di volta in volta colori diversi. Per tutelare il ricco patrimonio ambientale, nel 1982 è stata istituita la Riserva Naturale del Lago di Vico (appartiene al sistema dei Parchi e delle Riserve Naturali della Regione Lazio), che si estende per 3.240 ettari. Le aree paludose della Riserva costituiscono i luoghi ideali per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di una grande varietà di uccelli. Tra canneti e prati acquitrinosi vi sono numerose specie di anatre e vi nidificano il germano reale e lo svasso maggiore (simbolo della Riserva); ovunque si vedono folaghe e galline d’acqua. La fauna del lago è costituita da numerose specie di pesci, tra cui: luccio, coregone, tinca, persico reale, anguilla.

Il territorio è ricoperto per lo più da aree boschive. Sulle pendici del Monte Cimino è presente una folta foresta di faggio con esemplari centenari, dichiarata il 17 luglio 2017 dall'Unesco, Patrimonio Naturale dell'Umanità. La stessa specie, scendendo di quota, assieme a castagni, carpini neri e bianchi, cerri, ricopre gli altri rilievi. A quote meno elevate cresce il querceto. I versanti esposti a meridione, più assolati, consentono una vegetazione termofila, caratterizzata da erica e ginestra; vi crescono inoltre grandi lecci. Questi ambienti offrono rifugio a numerose specie di volatili e mammiferi: la poiana, lo sparviero, il falco pellegrino, il picchio rosso maggiore e minore ed il picchio verde; la martora, la volpe, il gatto selvatico, il cinghiale, il tasso, l’istrice e roditori quali ghiri, topi selvatici, moscardini. L’economia locale è basata soprattutto sull’agricoltura. La fertilità del suolo e le favorevoli condizioni climatiche permettono la coltivazione di nocciole, particolarmente apprezzate per l’industria dolciaria. Tra le primizie locali la castagna, dalla forma tondeggiante o ellittica, di colore marrone uniforme e dal sapore dolciastro. Da segnalare la produzione di olio e di vino. Dai boschi si ricava legname. Riveste notevole importanza anche l’attività estrattiva del peperino.

I numerosi beni di interesse storico artistico fanno dei Cimini una terra ricca di cultura. La zona fu abitata da epoche remote, ad attestarlo è il ritrovamento di reperti neolitici in una piccola grotta nei pressi del Monte Venere. Sulle alture cimine si è riscontrata inoltre la presenza di insediamenti a partire dal bronzo medio (XV-XIV secolo a. C.) fino al bronzo finale (sec. XII-XI a. C.). Compaiono un po’ ovunque testimonianze etrusche e romane. Furono proprio i Romani a realizzare la Via Cassia, importante via di comunicazione che, attraverso Sutri e Vetralla, univa Roma all’Etruria Settentrionale, rendendo quest’area fulcro dei traffici e commerci dell’Impero. Nell’Alto Medioevo il territorio subì saccheggi e devastazioni da parte dei barbari. Con la donazione di Sutri, nel 728 d. C. il re longobardo Liutprando cedette al pontefice Gregorio II le terre del comprensorio, che andarono a costituire il nucleo del Patrimonio di S. Pietro. Nel corso dei secoli la Via Francigena, fece dei Cimini un’importante zona di transito, soprattutto negli anni giubilari, quando veniva ripetutamente percorsa da pellegrini diretti a Roma. Tra Medioevo e Rinascimento l’Area fu soggetta a numerose lotte per il controllo territoriale, che videro alternarsi al potere prestigiose famiglie, tra cui: Di Vico, Anguillara, Orsini, Farnese, Borgia. Durante il dominio farnesiano fu potenziata la Via Cimina a scapito della Cassia, spostando il centro dei commerci territoriali da Sutri a Caprarola; i Farnese furono promotori di una rinascita artistico-culturale, affidando a celebri artisti la realizzazione di splendidi palazzi ed opere pubbliche, vanto e prestigio della Tuscia. Il territorio passò più volte sotto il controllo della Santa Sede, a cui seguì il periodo d’occupazione francese, fino all’annessione al Regno d’Italia.

Eventi e manifestazioni arricchiscono l’offerta turistico culturale dei Comuni Cimini: tradizioni antropologiche e popolari, concerti, festività patronali, sagre e degustazioni di prodotti tipici si susseguono per tutto l’arco dell’anno.

Fonte: Guida APT Viterbo